
C'è una malinconia speciale nelle pagine di Manuel García: quella di chi ha atteso troppo a lungo e, quando il desiderio finalmente arriva, lo vive con una fame quasi disperata. I suoi protagonisti sono giovani timidi, corpi che si cercano nell'ombra delle periferie, sguardi che si incrociano per anni prima di trasformarsi in gesti.
Il racconto omonimo è forse il più viscerale della raccolta. Un ragazzo timido, consumato da un desiderio insaziabile, incontra Rafael, un giovane muscoloso dai sorrisi maliziosi. Ciò che inizia con uno sguardo si consuma in una stazione abbandonata, tra baci affamati e una resa totale.
«Mi girò tra le braccia con urgenza. La sua bocca cercò la mia mentre il corpo premeva caldo contro il mio. In quell'edificio vuoto, sotto la luce fioca della luna, non esistevano più timori: solo pelle, respiro e la gioia selvaggia di essere finalmente presi.»
Un'opera di romance gay sensuale che parla di prime volte, di corpi che si riconoscono, di notti che restano impresse nella memoria come ferite dolci.
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