
Ci sono testimonianze che appartengono alla storia. E ci sono vite che continuano a parlarci molto tempo dopo che quella storia è finita. Quando Settimia Spizzichino decise di raccontare Auschwitz e Bergen-Belsen, lo fece per mantenere una promessa: dare voce alle compagne di prigionia che non erano tornate. Un racconto limpido, diretto, privo di retorica, che restituisce tutta la violenza della deportazione e, insieme, la forza con cui una giovane donna riuscì a sopravvivere all'inferno. Ma Settimia non è stata soltanto l'unica donna tornata dalla deportazione del 16 ottobre 1943. Nella seconda parte di questo volume, attraverso il contributo di Miriam Spizzichino, emerge la donna oltre la testimone: la zia amata dai nipoti, l'amica, la donna dal carattere forte e ironico, la voce instancabile che per decenni ha attraversato scuole, piazze e viaggi della memoria perché nessuno potesse dimenticare.
Anni rubati è così il ritratto di una figura che ha segnato la memoria civile del nostro Paese. Un omaggio a una donna che ha trasformato il dolore in responsabilità e la sopravvivenza in una missione: continuare a raccontare, anche a nome di chi non ha più potuto farlo.
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