Siamo nel 1940. Un giorno di marzo, a poche settimane dall'entrata in guerra dell'Italia, un certo Ramondès arriva a Milano da Parigi. Mediocre, velleitario letterato, Ramondès è stato inviato in missione dai servizi segreti francesi, con l'incarico 'd'informare i superiori sulle mire o le speranze degli intellettuali', e 'soprattutto sulla consistenza dell'opposizione' al fascismo rilevabile nella città lombarda, considerata la capitale culturale italiana. Una missione che tuttavia comincia all'insegna dell'equivoco, e prende subito la piega del grottesco: perché se Ramondès viene accolto con tutti gli onori dai più raffinati ambienti intellettuali, tanto compiaciuti quanto esterofili, è solo perché viene scambiato per il celebre, e quasi omonimo, Ramón Ramondez, massimo studioso di Proust d'Oltralpe. Da questo avvio folgorante prende le mosse un romanzo pirotecnico, rapinoso, esilarante nella caustica satira del fascismo, dell'antifascismo di maniera, dell'ermetismo e degli accademici in feluca, della Chiesa, dei giornalisti di regime ma non troppo, dell'Italia e della sua eterna mancanza di serietà. Un romanzo, inoltre, 'a chiave', giacché nei suoi personaggi è possibile individuare alcuni dei maggiori protagonisti della cultura milanese alla vigilia della guerra. Una storia dove tutto è impostura e simulazione all'interno di una classe intellettuale fatua, senza coraggio e senza idee, una storia raccontata con una scrittura superba, potente, che unisce una lingua tra Dossi e Gadda a una sinuosa tessitura à la Proust, in un libro che, a sessant'anni di distanza dalla sua comparsa, non ha perso nulla della sua carica dirompente. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.